Un pò di storia
In questa pagina troverete tutte le storia delle più importanti case automobilistiche,dalla fondazione  ai giorni nostri,dai successi nello sport al contributo tecnologico che cento anni di ricerche hanno portato le moderne automobili ad essere quella meraviglia di tecnologia che solo pochi anni fà non osavamo nemmeno immaginare,buona lettura. 
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Abarth

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L'Abarth, fondata nel 1949 dall'ingegner Karl Abarth, è una casa automobilistica specializzata in elaborazioni di autovetture prodotte in grande scala, prevalentemente Fiat. Il successo dell'azienda dell'italo-austriaco si deve soprattutto alle marmitte omonime, prodotte per un gran numero di vetture, oltre alle Fiat anche Alfa Romeo, Lancia, Simca e Porsche. Attualmente l'azienda è una società controllata al 100% dalla Fiat Group Automobiles ( Gruppo Fiat ). Rilanciata nel 2007, con il nome Abarth & C. SpA, l'azienda si occupa della produzione e commercializzazione di versioni sportive ed elaborazioni di vetture FIAT con il marchio Abarth.

 

L'azienda

Il logo aziendale fu da subito uno Scorpione, dal segno zodiacale del fondatore, e cominciò ad ornare ben presto delle autovetture da competizione, le prime delle quali assemblate partendo da telai acquisiti dal fallimento di una storica casa automobilistica, la Cisitalia. L'azienda rimase indipendente fino al 1971, anno in cui venne acquistata dalla Fiat e da quel momento rimase come denominazione delle versioni maggiormente sportive di vari marchi del gruppo, oltre che della capofila anche dell'Autobianchi. La collaborazione avvenne anche a livello progettuale con la Lancia, per la quale, in collaborazione anche con Pininfarina, venne ad esempio concepita la Lancia Rally 037.

L'inizio

Nel dopoguerra, si era affacciata la Cisitalia, che si avvaleva dell'esperienza di un giovane elaboratore, mutuato direttamente dall'azienda motociclistica Motor Thun, dove si fece conoscere anche come pilota, Carlo Abarth. Dopo il fallimento della Cisitalia, Abarth riutilizzò alcune auto che ebbe come saldo. Ma il vero successo iniziò con un accessorio che avrà molta popolarità: la Marmitta Abarth, inizialmente solo per la Topolino, che riusciva ad aggiungere alla piccola utilitaria un suono aggressivo, oltre ad un piccolo aumento di potenza. Tuttavia l'auto era un'utopia, fino all'arrivo della proletaria Fiat 600, che diede ad Abarth un ottimo trampolino per far conoscere la sua innata abilità di elaboratore.

Le prime trasformazioni in "Derivazione"

Abarth, come lui stesso amava definirsi, era un creatore di auto "elaborate non preparate". Ed infatti il suo primo passo verso la gloria fu una cassetta di trasformazione Abarth per la Fiat 600. Questa idea gli venne quando presentò alla stampa la prima auto della sua casa automobilistica in serie, la "Fiat 600 derivazione Abarth 750". Come si deduce dal nome il primario intervento fu effettuato sulla cilindrata, ma mantenendo impostazione meccanica e componenti principali in comune con la berlina di serie, anche il telaio, per esempio, che nella versione speciale aerodinamica carrozzata Pininfarina, stabilì parecchi record internazionali, aumentando la fama che la casa dello Scorpione era riuscita a costruirsi.

La Abarth oggi

La caratteristica e rievocativa cassetta di trasformazione Abarth contenente il kit "esseesse" (al suo interno contiene il kit per la Grande Punto Abarth o per la Abarth 500)

Nel 2007 la Fiat rilancia il leggendario marchio sportivo, che diventa il quarto marchio del gruppo; le sue vetture saranno vendute solo in 26 concessionarie scelte. La Fiat Grande Punto Abarth, uscita in autunno in due versioni da 155 e 180cv (con kit "esseesse"), è la prima ad aprire le danze per il rinato Scorpione, seguita, nel 2008, dalla Abarth 500, che, (anch'essa con relativo kit "esseesse") puo' essere potenziata da una versione a 135cv a una da 160cv.

Interessante è la nuova politica adottata da Abarth riguardo ai componenti "avanzati" dopo aver portato una "Abarth Grande Punto" in una delle 26 concessionarie Abarth per installarvi il kit "esseesse", infatti le concessionarie autorizzate Abarth sono anche delle vere e proprie officine dove si può, in caso si è in possesso di una Abarth Grande Punto, tramite l'installazione di un kit, aumentare ancora di più le prestazioni di una vettura. Tale step può prevedere anche installazioni di elementi di quali cerchi da 18 pollici, molle ribassate, freni maggiorati e (come optional) anche elementi estetici quali sedili racing, copripedali specifici, poggiapiede in alluminio, ecc...)

La rete Abarth Oggi

La rete commerciale vanta di sole 26 concessionarie in Italia; al salone dell'automobile di Ginevra verranno svelati i piani dettagliati ma in occasione dell'inaugurazione della nuova sede Abarth nell'officina 83 di Mirafiori, Antonino Labate (responsabile “business operations”) ha dichiarato ufficiosamente che l'obbiettivo è di circa 70 concessionarie in Europa entro la fine del 2008 di cui 5 in Svizzera, molta attenzione verrà data alla Germania per la sua forte predisposizione alla sportività, al Belgio ed ai Paesi Bassi, dove il Made in Italy in campo automobilistico è ancora molto forte.

La Abarth Driving School

La Abarth Driving School è una scuola di guida sportiva Abarth ufficiale, nata dalla collaborazione fra l'azienda automobilistica e uno dei più celebri campioni di rally: il cavarzerano Sandro Munari e ha sede presso il circuito di prova del gruppo Fiat di Balocco in provincia di Vercelli. L'iniziativa nasce con l'intento di offrire la possibilità di apprendere tecniche di guida con una particolare attenzione alla sicurezza, e all'uso ottimale delle vetture sportive. Il corso di apprendimento consiste in lezioni sia teoriche che pratiche con relativo test finale conclusivo, strutturato con una sfida fra i partecipanti per verificare le conoscenze acquisite. [1]

Le autovetture

Particolarmente famose sono le Abarth derivate dalla Fiat 600, la prima di queste fu la Fiat-Abarth 750 che entrò in produzione nel 1956; per questo modello venne messo in vendita anche un kit di trasformazione per gli automobilisti amanti del "fai da te".

Furono inoltre importanti anche i popolari kit di trasformazione Abarth per la vecchia Fiat 500, che la rendevano più aggressiva e sportiva, senza limitarne la circolazione alla sola "pista": nel 1963 fu presentata la 595 Abarth, prodotta prima su base Fiat 500 D e poi su Fiat 500 F sino alla fine del 1971, mentre nel 1964 venne invece presentata la Fiat Abarth 595 SS. Nello stesso anno furono presentate anche la Fiat Abarth 695 e la Fiat Abarth 695 SS, entrambe con una cilindrata totale di 689 cm3. Le parti speciali caratterizzanti le versioni elaborate da Abarth erano composte da cruscotto (con strumentazione specifica provvista di tachimetro, contachilometri, contagiri, indicatore livello benzina e indicatore temperatura olio), volante a 3 razze, carburatore doppio corpo Solex C 28 PBJ montato su apposito alloggiamento in alluminio, coppa olio in alluminio, sistema di aspirazione e scarico dei gas specifici, ecc. Da menzionare anche il fatto che su queste versioni il portellone posteriore, che chiudeva il motore posto nel retro della vettura, veniva rialzato con dei fermi per aumentare il raffreddamento del motore stesso e quindi la sua efficienza.

Alla fine del 1960 la Abarth iniziò a costruire la Abarth 850 TC (Turismo Competizione), la cui versione stradale rimase in produzione fino al 1966. La Fiat forniva le 600 prive di alcune parti meccaniche, (albero motore, freni, carburatore e scarichi) che venivano montate dalla Abarth trasformando la 600 in 850 TC.

Nel corso del 1962, furono realizzate due varianti della 850:

  • la TC Nürburgring, il cui motore forniva 55 cavalli CUNA a 6500 giri/minuto. Questa versione fu costruita per ricordare la vittoria di classe ottenuta, nel 1961, da un'Abarth 850 alla 500 Chilometri del Nürburgring;
  • la TC/SS, il cui motore dava 57 cavalli CUNA a 6500 giri/minuto. Verso la fine del 1962, questa versione fu ribattezzata "850 TC Nürburgring Corsa".

Scheda tecnica della FIAT-Abarth 850 TC stradale

Abarth 850 TC
Motore
  • Quattro cilindri in linea, montato posteriormente
  • Alimentazione con un carburatore Solex 32 PBIC
  • Cilindrata 847 cc
  • Misure dei cilindri: alesaggio di 62,5 mm, corsa di 69 mm
  • Potenza 52 cavalli CUNA a 5800 giri al minuto
  • Raffreddamento a liquido
  • Due valvole in testa per cilindro, comandate da aste e bilancieri.
Trasmissione
  • Trazione posteriore
  • Cambio: manuale a quattro marce.
Corpo vettura
La Abarth 1000 TC

Sempre nel 1962, la 850 fu affiancata dalla FIAT-Abarth 1000, che era anch'essa derivata dalla FIAT 600, ma aveva il motore di 982 cmc, con 60 cavalli CUNA.

Non vanno dimenticate le versioni più sportive della FIAT-Abarth 1000 ovvero la TC [anche se la sigla Turismo-Corse non venne mai adottata dalla casa] con 85 CV di potenza e la TCR con testata radiale in grado di raggiungere i 115 CV. Con queste versioni la Abarth portava una grande serie di primizie nelle auto di piccola dimensione, ovvero i freni a disco su tutte e quattro le ruote, cambio a 5 marce e sospensioni a molla e ammortizzatore in quanto le balestre della 600 non erano in grado di fornire un'adeguata tenuta di strada.

Un'altra versione da ricordare della 850 è la TC gruppo 5, realizzata nel 1968 per le gare. Il suo motore aveva le valvole radiali e forniva 93 cavalli.

La Abarth produsse molti dei modelli Fiat ed anche dei modelli Autobianchi (A112 Abarth) in versione sportiva.

Le sigle "esse" ed "esseesse"

Le versioni dei modelli Abarth si sono sempre distinte fra "esse" (sport) ed "esseesse" (super sport), le differenze fra le due versioni sono sempre state più particolarmente meccaniche anziché estetiche, tradizione ripresa anche oggi per i nuovi modelli del gruppo su base Fiat.

Modelli prodotti

Fiat Abarth 1000

Modelli del passato

Produzione attuale

  • Abarth Grande Punto da fine 2007 sul listino (kit "esseesse" dal 22 maggio 2008 sul listino)
  • Abarth 500 da luglio 2008 sul listino (con relativo kit "esseesse" da novembre 2008 sul listino)
Abarth Grande Punto
 

Alfa Romeo

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Alfa Romeo Automobiles SpA
 
Nazione bandiera Italia
Tipologia Società per azioni
Fondazione 1910 a Milano
Sede principale Torino
Gruppo Fiat Group Automobiles SpA ( Gruppo Fiat )

Persone chiave

Settore

Autoveicoli

Prodotti

Slogan Cuore Sportivo
Sito web www.alfaromeo.it
« Quando vedo un’Alfa Romeo mi tolgo il cappello »
(Henry Ford discorrendo con Ugo Gobbato nel 1939)

L'Alfa Romeo è un'azienda automobilistica fondata il 24 giugno 1910 a Milano come A.L.F.A., (acronimo di Anonima Lombarda Fabbrica Automobili). Dal 1986 fa parte del Gruppo Fiat e a partire da febbraio 2007 è una divisione della Fiat Group Automobiles SpA, nell'occasione il nome della società diventa Alfa Romeo Automobiles S.p.A.

 

Storia

La costituzione della società avvenne a Milano in via Gattamelata, nella zona denominata "Portello", e il nome scelto richiama anche la prima lettera dell'alfabeto greco e sembra voler sottolineare l'inizio di un nuovo tipo di attività nelle costruzioni automobilistiche, quello della macchina soprattutto sportiva. Rilevata da parte di un gruppo lombardo dalle mani di un imprenditore francese, sempre del ramo automobilistico, Alexandre Darracq, che aveva tentato con scarso successo una avventura industriale in Italia; sin dal primo marchio l'azienda ha voluto ricordare i suoi legami con la città di origine: da un lato il serpente visconteo (il biscione), dall'altro la croce rossa in campo bianco, simbolo di Milano. I 250 dipendenti della gestione precedente furono riassunti dall'azienda e l'obiettivo fu quello produrre 300 automobili all'anno.

Darracq Italia

Le origini dell'Alfa hanno un nome francese e le radici sono a Napoli. L'imprenditore Alexandre Darracq dopo aver prodotto biciclette, passò alla produzione di automobili con la Darracq. Nel 1906 nacque la Società Italiana Automobili Darracq, con sede a Napoli. I lavori per lo stabilimento iniziarono subito, ma la città campana era troppo distante dalla Francia, penalizzando il progetto. Darracq sposta lo stabilimento al nord, al Portello, periferia di Milano. Le automobili vengono montate con i pezzi provenienti dalla Francia.

L'Alfa

Un'ALFA 24 HP Torpedo Castagna del 1910

Le vendite erano scarse e la produzione arrancava. Nel 1909 la società è in liquidazione. Nel 1910 nacque l'Alfa (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili)

Nell'autunno del 1910 cominciò la produzione del primo modello Alfa, il 24 HP, progettato da Giuseppe Merosi e da cui vennero subito derivati dei modelli da competizione portati al debutto l'anno successivo, il 1911, alla Targa Florio. Da ciò si capisce come fin dall'inizio della sua storia questa casa si fosse votata alla costruzione di autovetture dal carattere sportivo.

La nascita dell' "Alfa Romeo"

Nel frattempo Nicola Romeo, ingegnere napoletano (Sant'Antimo), fondò la Sas Ing. Nicola Romeo & C., con sede a Milano, in via Ruggero di Lauria (quartiere Portello).

L'Alfa conquistò il primo e il secondo posto nella gara "Parma-Poggio di Berceto" (1913).

Nel 1915 Romeo entrò nel capitale dell'Alfa e ne modifica il nome in Alfa Romeo Milano il 3 febbraio 1918[2]. In quegli anni una parte della produzione si dovette convertire alle necessità dell'industria bellica della prima guerra mondiale e la produzione regolare di autoveicoli riprese nel 1920 con la presentazione della prima auto con il nuovo nome, la Torpedo 20-30 HP.

1920

Nel decennio seguente si ampliò l'attività sportiva della casa milanese, grazie a piloti del calibro di Antonio Ascari, Giuseppe Campari, Enzo Ferrari ed Ugo Sivocci; grazie a quest'ultimo, nel 1923, vide la luce anche il simbolo del quadrifoglio‎ che, da allora, ricorrerà in tutte le attività sportive dell'Alfa e nelle versioni più sportive delle sue macchine.

Per approfondire, vedi la voce Quadrifoglio Alfa Romeo.

Altro simbolo, nato in quegli anni, e sopravvissuto sino ad oggi è il colore Rosso Alfa.

Rosso Alfa
— Coordinate del colore —
HEX #A80401
RGBB (r, g, b) (168, 4, 2)
CMYKH (c, m, y, k) (0, x, x, x)
HSV (h, s, v) (1°, 253%, 168%)
— Riferimento —

{{{riferimento}}}

B: normalizzato a [0-255] (byte)
H: normalizzato a [0-100] (cento)

Sempre negli anni '20 ci furono delle vicissitudini nel capitale societario, la cui maggioranza era nel frattempo finita nelle mani della Banca d'Italia; esce dalla società Nicola Romeo e per qualche tempo ci fu anche il timore della chiusura dell'azienda, rientrato grazie alla notorietà già raggiunta in campo internazionale e nel campo delle corse. Nel 1929 nacque all'interno dell'azienda la Scuderia Ferrari, il reparto apposito per le corse.

Questo nome venne portato in dote all'azienda da Enzo Ferrari che aveva, alcuni anni prima fondato la società sportiva omonima e che, dopo aver lasciato l'Alfa Romeo, fonderà l'azienda Scuderia Ferrari famosissima anche ai giorni nostri.

1930 [modifica]

Il decennio antecedente alla seconda guerra mondiale consolidò la fama mondiale dell'Alfa, sempre grazie soprattutto alle corse e ai suoi piloti: ancora Giuseppe Campari, Tazio Nuvolari, Gastone Brilli-Peri, Mario Borzacchini.

Questi nomi storici ricorreranno nella fantasia popolare fino ai giorni nostri e ispireranno anche una famosissima canzone di Lucio Dalla.

Per quanto riguarda l'azienda produttiva, nel 1932 venne acquisita dall'IRI che, tra i primi provvedimenti, decise di non proseguire con l'attività delle corse a proprio nome bensì di affidare tutta la gestione alla Scuderia Ferrari, preferendo invece diversificare la produzione anche nei settori degli autobus, degli autocarri e nei motori aerei.

Iniziò in questi anni, grazie ad Ugo Gobbato, anche la costruzione del nuovo stabilimento di Pomigliano d'Arco.

1940

La seconda guerra mondiale lascerà molti segni anche negli stabilimenti dell'Alfa Romeo, considerati molto importanti per l'approvvigionamento bellico e pertanto più volte bombardati, fino a causare la chiusura dello stabilimento del Portello nel 1944. Sin dalla fine della guerra si cercherà di rimettere in funzione gli impianti danneggiati, dedicandosi inizialmente alla costruzione di motori nautici e avio e addirittura alla costruzione di cucine elettriche e serramenti, ritornando comunque presto alla tradizionale attività di costruttore di automobili sportive.

1950

Gli anni '50 furono probabilmente i più importanti nella storia della casa, che produce due modelli di auto destinati a fare storia, la 1900 e la Giulietta. Si tratta dei primi modelli costruiti in catena di montaggio, e il primo apre la strada anche alla fornitura delle auto della Polizia; è con questo modello che si inaugura la famosissima serie delle Pantere. Nel 1952 inizia anche la produzione di una fuoristrada messa in concorrenza con la contemporanea Fiat Campagnola e denominata "Matta".

Anche nel campo delle corse la casa continua a mietere successi vincendo i due primi Campionati Mondiali di Formula 1 1950 e 1951 grazie rispettivamente a Giuseppe Farina e Juan Manuel Fangio a bordo delle Alfa Romeo 158 e 159 e vincendo il primo anno 6 Gran Premi su 7 imponendo un dominio totale della scuderia , che piazzò in classifica ai primi tre posti i suoi piloti di punta: oltre al vincitore Giuseppe Farina si distinsero Juan Manuel Fangio che vinse molte corse e Luigi Fagioli. Vengono infastiditi soltanto occasionalmente da Alberto Ascari sulla Ferrari, che si classifica quinto, e dal francese Louis Rosier sulla Talbot-Lago, giunto al quarto posto. Nel secondo Campionato del Mondo vinse 4 Gran Premi su 8. Vinse Juan Manuel Fangio, seguito dal ferrarista Alberto Ascari e dagli alfisti Froilan González e Nino Farina 22 pt.

1960

Nel 1961 uscì dalle catene di montaggio la 100.000-esima Giulietta e l'anno successivo venne messa in produzione un'altra delle vetture che hanno fatto la storia di questa casa, la Giulia. Nel campo delle corse nasce nel 1964 l'Autodelta, il reparto specifico per le competizioni, grazie anche all'impegno dell'ing. Carlo Chiti. Nel frattempo entrò a regime anche il nuovo stabilimento di Arese e continuò la collaborazione con i migliori designer italiani, da Zagato con le famose coupé, a Pininfarina a cui si deve la famosissima spider Duetto, fino a Bertone a cui si deve la Montreal del 1970. Nel 1968 fa la sua apparizione una derivata della Giulia, l'Alfa Romeo 1750 che vedrà anche una sorella maggiore pochi anni dopo, la Alfa Romeo 2000.

1970

Un'Alfetta del 1972

Nel campo delle corse gli anni '70 videro l'Alfa Romeo impegnata soprattutto nelle corse con auto a ruote coperte e, con il modello 33, vincitrice di alcune delle più importanti gare di durata e di alcuni campionati di Gran Turismo. I piloti più noti che hanno corso in quegli anni per il "biscione" sono Andrea de Adamich, Nino Vaccarella e Ronnie Peterson.

Il 1972 è l'anno dell'inaugurazione dello stabilimento di Pomigliano d'Arco, con l'inizio produzione della piccola Alfa, la Alfasud, prima autovettura della casa a trazione anteriore e con motore di "soli" 1200 cc; se ne riusciranno a produrre nell'arco del decennio circa 1.000.000 di esemplari.

A fronte della prosecuzione delle vittorie sportive gli stessi anni '70 non sono altrettanto fortunati sotto il punto di vista della produzione di serie, anche a causa della crisi petrolifera che colpì pesantemente il comparto dell'auto. Di quegli anni è un modello basilare nella storia dell'Alfa Romeo, l'Alfetta (1972). Elegante e potente l'Alfetta presentava una raffinatezza meccanica superiore e un comportamento su strada ineccepibile. Il motore è inizialmente un 4 cilindri bialbero di 1800 cc, dotato di valvole riportate al sodio e alimentato da due carburatori doppio corpo. Il telaio presenta una sospensione anteriore a quadrilateri e il ponte posteriore De Dion, la trasmissione segue lo schema Transaxle con cambio e frizione al retrotreno per ripartire perfettamente le masse. I freni sono a disco, coi posteriori montati all'uscita del differenziale per ridurre le masse non sospese. Lo schema meccanico dell'Alfetta è talmente raffinato che verrà riproposto invariato 13 anni dopo sulla 75, prodotta fino al 1992. Poco dopo il lancio dell'Alfetta ne viene proposta una variante più corta e con uno stile più giovanile: la Nuova Giulietta (1977).

La Giulietta riprende il pianale e molte parti della carrozzeria dell'Alfetta, ma si posiziona un poco più in basso, presentandosi sul mercato con due motorizzazioni di 1300 e 1600 cc. Poco più tardi, dopo una gestazione lunghissima esce la Alfa 6 (1979). Dotata di un motore di 2500 cc è dotata di una serie impressionante di gadget rivolti ad assicurare il comfort di marcia, ma si rivela un flop commerciale, per via della linea anonima e del clima sociale di quegli anni che consiglia di evitare l'acquisto di beni di lusso.

Anni positivi dunque, tuttavia, la produzione di modelli di buon successo non bastò a mantenere in buone condizioni l'azienda e per cercare di risalire la china si provò anche un cambio al vertice aziendale, con l'arrivo di un nuovo manager, nel 1978; l'Ing. Ettore Masaccesi. L'Alfa Romeo partecipò con la 177 nella stagione 1979 del Campionato mondiale di Formula 1 con il nome di Autodelta. Esordì nel Gran Premio del Belgio con alla guida Bruno Giacomelli. Con questa vettura, anche se gestita dall'Autodelta, il glorioso marchio di Arese faceva il suo ritorno con una vettura propria nel mondiale di Formula 1 dopo i titoli piloti nel 1950 e 1951. Giacomelli utilizzò la vettura sia nel Gran Premio del Belgio che in quello di Francia. Il modello successivo, che cercava di sfruttare l'effetto suolo, il 179 spinto da un nuovo propulsore esordì nel gran premio di Monza. In quella occasione ci fu l'ultima apparizione della 177, con al volante Vittorio Brambilla. Nelle successive stagioni partecipò con il proprio nome correndo con le vetture 179, 182, 183, 184 e 185.

1980

Un’Alfa 33 1.3 VL del 1991

È dell'inizio degli anni '80 la presentazione dell'Alfa 33 in sostituzione dell'Alfasud che non aveva riscosso il successo sperato presso gli appassionati. Dopo le lamentele della clientela sulla poca sportività dell'Alfasud stessa, si tentò di riguadagnare con il nuovo modello il prestigio perduto. Uscì anche una versione 4x4 e giardinetta. Nello stesso anno, il 1983, prende vita anche il tentativo di joint-venture con la nipponica Nissan con la messa in produzione della Arna: basata su telaio della Nissan Cherry e con meccanica dell'Alfa 33 (in particolare l'avantreno), l'esperimento però non ottenne i frutti sperati poiché gli appassionati alfisti non riconobbero in questo modello i tratti caratteristici della casa del biscione. Nel 1984 cominciò la commercializzazione dell'Alfa 90, erede delle Alfetta e Alfa 6, ridisegnata dal noto carrozziere Bertone e prodotta nelle varie versioni in poco meno di 50.000 esemplari.

Anche il tentativo di rientrare nella Formula 1 nel 1980 non fu coronato da grandi risultati, ma addirittura funestato dalla morte del pilota Patrick Depailler durante alcune prove in Germania. Corsero per l'Alfa Romeo di quegli anni anche due piloti italiani quali Bruno Giacomelli e Andrea de Cesaris, entrambi senza riuscire a conquistare vittorie significative. Nel 1985 la società festeggiò i 75 anni di vita e per ricordarlo iniziò la produzione dell'Alfa 75. Dotata della stessa meccanica di Alfetta, Giulietta e Alfa 90, la 75 è l'ultimo modello a trazione posteriore. È stata molto amata dagli alfisti, tanto che, per molti di loro, la 75 è "l'ultima vera Alfa". Dispone di motori che vanno dal 1.6, fino al 3.0 V6 , benzina e turbodiesel.

Nel 1986, l'Alfa Romeo venne ceduta alla Fiat dall'allora presidente dell'istituto, Romano Prodi, nel tentativo di ridurre le perdite dell'IRI; l'acquirente decise di accorparla ad un'altra azienda dello stesso gruppo, la Lancia, dando vita alla Alfa-Lancia Industriale spa.

Nel 1987 esce un modello fondamentale per l'Alfa Romeo, la 164, che impiega lo stesso pianale utilizzato per Fiat Croma, Lancia Thema e un modello SAAB, la 9000). L'Alfa 164 tuttavia, grazie alla geometria delle sospensioni anteriori, presenta una caratterizzazione stilistica molto marcata, dovuta al pulito disegno di Pininfarina. Adotta motori Twin Spark e Turbo diesel, turbo a 4 cilindri e V6 sia aspirati che turpocompressi, con potenze da 117 a 232cv. Il V6 benzina fu eletto migliore motore dell'anno, e la 164 TD al momento della presentazione era l'auto diesel, con motore VM, più veloce al mondo.

Alla fine del decennio esattamente nel 1989, venne presentato un coupé in serie limitata che aveva l'intenzione di stupire il pubblico dell'automobile. Nacque così la SZ o ES-30 e successivamente l'RZ ossia la versione cabrio. Il design estremamente aggressivo e brutale gli fece dare anche la denominazione di "il mostro". Questa fu l'ultima Alfa Romeo ad avere lo schema con ponte De Dion e la trazione posteriore. Il motore era il 3.0 V6 12v della 75, portato a 210cv che gli permetteva di raggiungere i 245 km/h e lo schema meccanico riprendeva quello della 75 da corsa, inoltre montò un inedito sistema di autolivellamento delle sospensione per permetteva alla vettura di variare a proprio piacimento l'altezza della stessa.

1990

All'inizio dell'ultimo decennio del secolo scorso escono due modelli, il primo è la Alfa 155, che segna l'abbandono della trazione posteriore sui modelli di gamma medio-superiore. La 155 raccoglie l'eredità di un modello molto amato, la 75, ma non riesce a imporsi nel cuore degli alfisti per via della perdita di sportività dovuta alla mancanza della trazione posteriore e del sistema transaxle (ripartizione dei pesi vicino al 50/50) e per via delle troppe analogie con le pari livello di Lancia e Fiat. La seconda è l'Alfa 145, che sostituisce l'Alfa 33.

La 145 risulta più pesante e meno brillante della progenitrice a causa del meno vantaggioso rapporto peso/potenza. I motori utilizzati per il nuovo modello sono in pratica gli stessi della 33, ereditati con poche modifiche e senza una consistente evoluzione per adeguarli ai maggiori pesi della nuova vettura, soprattutto in termini di coppia. La vettura comunque colpisce per uno stile molto personale sia esternamente che internamente; successivamente riesce a raccogliere un buon apprezzamento complessivo da parte del pubblico grazie alle modifiche migliorative adottate sulla seconda serie, con adozione dei nuovi motori Twin Spark, unitamente ad una maggiore qualità costruttiva. Un successo nel complesso analogo riscuote la versione a due volumi e mezzo della 145, denominata Alfa 146.

Le 145/146 sono anche le ultime vetture Alfa Romeo a montare il glorioso motore Boxer, sviluppato a suo tempo per l'Alfasud, anche se dal 1997 su entrambe le auto vengono montati i più potenti motori della gamma Twin Spark.

Il 1997 viene da molti definito l'anno del rinnovamento del marchio Italiano, in congiunta dell'uscita dell'Alfa 156. La 156 riesce a fregiarsi del titolo di Auto dell'anno per il 1998 e costituisce il modello del rilancio dell'Alfa Romeo. È su questo modello introdotta per la prima volta il cambio selespeed, un semi-automatico, con 2 leve dietro il volante per comandare le marce, derivato dal mondo delle corse e rivolto a un impiego sportivo della vettura. Dotata di una qualità costruttiva all'altezza delle aspettative del mercato europeo la 156 stabilisce nuovi standard per quel che riguarda il comportamento su strada.

Nel 1998 termina la produzione della gloriosa Alfa 164 che cede il posto alla nuova ammiraglia di casa, l'Alfa 166. La 166 si presenta con dimensione ancor più generose della progenitrice e con nuove tecnologie applicate che la rendono come di consuetudine per le top di gamma di Alfa Romeo, un punto di riferimento dal punto di vista tecnologico e dinamico del panorama mondiale delle auto di alto livello. Questa però non riscuoterà il successo della 164, anche se le vendite saranno soddisfacenti, e verrà ritirata dai listini a fine 2007. Nello stesso anno vengono rinnovate le affascinanti sportive del biscione ossia l'Alfa Gtv e la Spider, con numerose modifiche sia tecniche, che stilistiche in particolare per gli interni. Nel compartimento corse, l'Alfa Romeo, dopo l'entrata nel gruppo Fiat, viene destinata a rappresentare il gruppo nelle competizioni Gran Turismo, dove si fa onore anche con piloti italiani come Alessandro Nannini, Nicola Larini, Gabriele Tarquini e Fabrizio Giovanardi. Con la partecipazione ai campionato ETCC (diventato successivamente WTCC) conquista con l'Alfa Romeo 156 Super 2000 il titolo costruttori e piloti per cinque anni consecutivi, fregiandosi di diverse soluzioni tecniche che resero l'auto vincente, come le sospensioni anteriori a quadrilatero alto (utilizzate su tutti i modelli di serie) in luogo del più economico e meno prestante McPherson ed il cambio elettroattuato.

XXI secolo (produzione attuale)

Il nuovo millennio inizia per la casa Milanese sotto buoni auspici commerciali, infatti il modello Alfa 147 riesce ad aggiudicarsi nuovamente l'ambito titolo di Auto dell'anno nel 2001. È dello stesso anno la presentazione al pubblico della versione sportiva della Alfa 156, la GTA, messa poi in vendita nel 2002; con la versione appositamente preparata per le competizioni, la casa milanese corre nei campionati europei turismo, mietendo vari successi soprattutto con il pilota Gabriele Tarquini. La diretta erede di questo modello è l'Alfa 159 presentata all'inizio del 2005 a Ginevra. Il 2003 è invece caratterizzato per la casa automobilistica dalla presentazione della nuova versione della grande berlina Alfa 166, in diretta concorrenza soprattutto con le berline tedesche: Audi, Mercedes-Benz e BMW e restata in produzione sino a fine 2007. Sempre dello stesso anno è la presentazione del modello Alfa Romeo Gt ed il secondo restyling della Spider e della Alfa Romeo Gtv che, adottando il nuovo propulsore 3.2 ed in virtù dell'eccellente aerodinamica, divenne l'Alfa Romeo stradale più veloce con i suoi 255 km/h senza necessità di limitazioni di velocità massima. A fine 2005 è stata commercializzata la nuova coupé sportiva, l'Alfa Romeo Brera, frutto della matita di Giugiaro come la 159, dalla quale deriva. Presentata anch'essa al Salone di Ginevra dello stesso anno, prende il posto della precedente GTV. A marzo 2006 è la volta dell'Alfa Romeo Spider (evoluzione spider della Brera), rimaneggiata nel design da Pininfarina, presentata al Salone di Ginevra. Nell'ottobre del 2007 è iniziata la commercializzazione in serie limitata (soltanto 500 esemplari) della supersportiva 8C Competizione con motore 4.7 V8 da 450 cv, trazione posteriore, in grado di raggiungere i 292 km/h e di bruciare lo 0-100km/h in 4.2 secondi.

A giugno 2008 è avvenuto il lancio commerciale di quello che era definito come progetto "Junior" (progetto 955) e il cui nome definitivo è MiTo (Mi per Milano dove è stata disegnata e To per Torino dove viene costruita); con potenze previste fino a 230 CV, si posiziona al di sotto della 147, con un'immagine sportiva, dinamica e proiettata per un pubblico giovane andando ad insidiare la fascia di mercato occupata dalla Mini. Ancora da precisare il debutto delle versioni GTA per la 159 e la Brera, che nel MY2008 hanno subito una serie di modifiche meccaniche minori, volte principalmente ad alleggerirne la massa.

Per il 2009 è previsto il debutto dell'erede della 147 (per il momento indicata come Alfa 149) e della versione Spider della 8C Competizione; ancora velate sono le informazioni riguardo al modello che celebrerà il centenario della casa automobilistica. L'ammiraglia invece dovrebbe uscire nel 2010-2011, quasi contemporaneamente alla versione GTA della 8C Competizione.

La storia del marchio di fabbrica

Scudetto e stemma Alfa Romeo
La successione degli stemmi Alfa Romeo

L'Alfa Romeo ha tra le sue caratteristiche anche quella di non avere mai modificato radicalmente il proprio marchio distintivo, infatti sin dalla nascita ha scelto un marchio circolare suddiviso

i vari scudetti Alfa Romeo nel tempo

verticalmente in due parti, sul lato sinistro la croce rossa in campo bianco, simbolo della città di Milano e sul lato destro il famoso biscione, cioè il serpente simbolo dei Visconti.

Le uniche modifiche riguardano la cornice esterna:

  • Nel 1910 con la scritta ALFA e MILANO divise da due nodi sabaudi in onore del Regno d'Italia.
  • Nel 1918 con l'inserimento del nome ROMEO, dopo l'acquisto della fabbrica da parte di Nicola Romeo.
  • Nel 1925 con l'inserimento del simbolo in una modanatura consistente in una corona d'alloro in ricordo della vittoria dell'Alfa Romeo P2, condotta da Gastone Brilli-Peri, nel primo Campionato Automobilistico del Mondo.
  • Nel 1946 dopo la vittoria della Repubblica al referendum del 2 giugno vengono inserite due linee ondulate in sostituzione dei nodi sabaudi.
  • Nel 1971, con l'apertura dello stabilimento Alfasud di Pomigliano, vengono tolte dal marchio l'indicazione MILANO, le linee ondulate e la corona d'alloro, giungendo così al marchio in uso ai giorni nostri.

L'occupazione all'Alfa Romeo

Alla nascita nel 1910 l'azienda Alfa poteva contare su circa 250 dipendenti, cresciuti a 2.200 nel 1919 nella fase di ricostruzione dopo il primo conflitto mondiale e nuovamente ridotti a 1.200 all'inizio degli anni '20 durante la prima crisi economica. Negli anni successivi, con l'ampliamento delle capacità produttive e la diversificazione, il numero dei dipendenti continuò a crescere per superare le 6.000 unità nel 1937 e giungere alla ragguardevole cifra (per l'epoca) di 8.000 durante la seconda guerra mondiale quando la produzione di motori per aereo divenne una parte preponderante delle attività del Portello. Già pochi anni dopo la quasi completa distruzione dello stabilimento, nel 1950, con l'inaugurazione delle prime catene di montaggio per la costruzione delle Alfa Romeo 1900 la forza lavoro era ritornata oltre le 6.000 persone e continuarono da quel momento a crescere, anche grazie all'apertura dei nuovi stabilimenti di Pomigliano e Arese, fino a raggiungere nel 1982 circa 30.000 dipendenti (qualche migliaio a Milano Portello, 8.000 a Pomigliano d'Arco e 19.000 ad Arese). La profonda crisi iniziata negli anni '80 ha portato ad un continuo ridimensionamento dello stabilimento di Arese, con la riduzione della forza produttiva a 16.000 persone nel 1986 e a 9.500 nel 1994, per giungere alla situazione odierna che vede il Portello chiuso, Arese con ancora solo 500 dipendenti tutti in cassa integrazione e Pomigliano che ha ancora solo circa 6.000 lavoratori.

Lo stabilimento di Arese

Da inizio anni '60 Arese è divenuta nota come sede dell'Alfa Romeo e del più grande stabilimento della stessa.

L'impianto industriale Alfa Romeo di Arese ricopriva un'area molto ampia che spaziava dal comune di Lainate a quello di Garbagnate Milanese. Oggi la fabbrica è totalmente chiusa e dismessa, dato che la Fiat ha preferito andare a progettare e produrre veicoli in altri impianti in Italia ed all'estero. Arese e lo stabilimento sono localizzati in una zona strategica, in quanto attorniati da importanti vie di comunicazione come la nuova Alta Velocità ferroviaria, l'Autostrada dei Laghi per l' Aeroporto Malpensa e poco distante l'autostrada A4 e la Tangenziale Ovest che collega la A1 e la A7. Un fatto curioso che riguarda i dipendenti di Arese è l'altissima presenza di parlamentari tra essi: ben trentuno persone lasciarono lo stabilimento per occupare un posto a Montecitorio; tra di loro il più noto è Luigi Malabarba, senatore dimessosi a ottobre 2006.

Gli anni '60

Lo stabilimento costruito a inizio anni '60 per sostituire il Portello, iniziò l'effettiva produzione nel 1963 con la Giulia GT, e dall'anno successivo della Giulia.

Nei piani originari si sarebbe dovuti arrivare ad avere la produzione già nel 1962, data di prevista presentazione ed inizio commercializzazione della Giulia. Ciò non fu possibile poiché i lavori di costruzione, appaltati a numerose ditte, continuavano a subire ritardi, rendendo la situazione un grande problema per la dirigenza: o si ritardava l'uscita della Giulia (nel 1962 già pronta) o si faceva partire la Giulia dal Portello, via via trasferendo la produzione, senza interromperla, una volta che la prima fase di Arese fosse stata conclusa.

Prevalse la seconda ipotesi e la Giulia partì dal Portello dove in seguito, "alleggerito" di lavoro, sarebbe rimasta solo la produzione della Giulietta. Si prevedeva infatti che la nuova vettura avrebbe causato una flessione delle vendite (come in effetti causò, ma non in modo troppo significativo) della sorella minore.

Gli anni '70 e '80

A fine anni anni '60 ad Arese erano iniziate delle rivendicazioni sindacali molto dure con scioperi e manifestazioni; gli operai ottennero svariate conquiste e lo stabilimento si meritò l'appellativo di "Cattedrale dei Metalmeccanici". Fino a metà anni '70 Arese e l'Alfa Romeo vissero un periodo di continuo sviluppo, arrestatosi in seguito alle due crisi energetiche che causarono anche all'Alfa Romeo, come ad altre case automobilistiche sportive, un grande calo di vendite. Nel 1982 Arese contava circa 19.000 dipendenti ed erano quattro i modelli prodotti: Alfetta, Nuova Giulietta, Alfa 6 ed Alfetta GT e GTV. Nel 1986 l'Alfa Romeo viene ceduta alla Fiat dall'IRI, i dipendenti sono 16.000 ma ad un anno dall'acquisto in cassa integrazione vi sono 6.000 operai.

Gli anni novanta ed oggi

Nel 1989 la Regione Lombardia e il Giudice Amministrativo accolgono il ricorso presentato da un gruppo di cittadini di Arese, costituitisi in comitato, e impongono la riduzione dell’attività del reparto verniciatura da 800 a 400 vetture al giorno. Comincia una fase di drastica riduzione dei dipendenti che culminerà nel 2002 con la vendita da parte della FIAT dello stabilimento agli americani dell'AIG Lincoln, compagnia frutto della collaborazione tra la "AIG Global Real Estate Investment Corporation" una sussidiaria della AIG e la "Lincoln Property Company" per ottimizzare la gestione delle rispettive proprietà immobiliare e favorire investimenti congiunti nel medesimo ambito. Nel 1992 termina la produzione della Alfa 75 in contemporanea alla chiusura dello stabilimento dell'Autobianchi di Desio, così la Fiat decide di spostare l'assemblaggio della Autobianchi Y10 presso Arese, dove terminerà definitivamente nel 1995, stesso anno in cui inizia la produzione della nuova Alfa Romeo Gtv. Nel 1997 dopo 10 anni e con 270 000 esemplari si concluderà anche la produzione della Alfa Romeo 164. In questo periodo una notevole parte di operai viene avviata alla cassa integrazione ed il numero dei lavoratori scende sotto ai 4 000. Oggi i lavoratori sono meno di 500 e si trovano tutti in cassa integrazione. Le ultime automobili prodotte ad Arese con il marchio Alfa Romeo risalgono al 2000 e sono Gtv e Spider che poi sono state "trasferite" presso gli stabilimenti della Pininfarina fino alla fine del 2005; in seguito sono state assemblate le Fiat Multipla ecologiche e fino al 2003 gli ultimi motori V6 della gloriosa stirpe "Busso" ideati dall'omonimo progettista aresino, Giuseppe Busso, durante gli anni settanta.

Attualmente sono ancora attive nelle strutture il Centro Stile, responsabile della ricerca sul design, la Powertrain, il cui indirizzo è lo sviluppo dei motori, ed il settore storico dell'azienda, che gestisce il Museo Storico Alfa Romeo ed il Centro Documentazione, punto di riferimento per appassionati e ricercatori a livello mondiale.

Un possibile impiego futuro dell'enorme area di Arese, di oltre 2 000 000 è la creazione di un polo logistico.

L'Alfa Romeo all'estero

L'Alfa Romeo ebbe una collaborazione in Brasile con la F.N.M. - Fàbrica Nacional de Motores - che inizio' nel 1952 per la costruzione in loco dei modelli di autocarri pesanti Alfa. Fino al 1960 vennero costruiti 15.000 veicoli pesanti tra cui anche diversi telai per autobus, riscontrando un discreto successo. Nel 1961 iniziò la produzione automobilistica, con il modello FNM 2000, versione brasiliana dell'Alfa Romeo 2000.

Nel 1968 l'Alfa Romeo acquisì il controllo della F.N.M. L'anno seguente la FNM 2000 fu sostituita dalla FNM 2150. Nel 1974 la FNM 2150 venne rimpiazzata dall' Alfa 2300, su cui compariva il marchio Alfa Romeo. Nell'estetica l'Alfa 2300 ricalca l'Alfetta, ma con differenze sostanziali nelle dimensioni. Nel 1978 venne affiancata alla 2300 "base" la versione Ti.

Alla fine degli anni Ottanta la FIAT rilevò l'Alfa Romeo e di conseguenza anche la F.N.M., cesserà la produzione dei camion nel 1985, la 2300 resterà invece in produzione fino al 1988.

Dal 1974 al 1985 l'Alfa Romeo produsse le Giulia e Alfetta in Sud Africa in uno stabilimento situato a Brits cittadina distante circa 50 km da Pretoria e 100 km da Johannesburg.

Dal 2002 al 2004 le Alfa Romeo 156 destinate ad essere vendute nei mercati asiatici con guida a destra e specialmente in Giappone, furono assemblate manualmente, al ritmo di circa 20 vetture al giorno in Thailandia nello stabilimento General Motors di Rayong a circa 120 km a est di Bangkok. Nel medesimo stabilimento, la cui mascotte è un elefante, sono state assemblate anche le Opel Zafira e Chevrolet Optra sempre destinate ai paesi asiatici.

Museo Storico Alfa Romeo

Il museo fortemente voluto dal presidente Giuseppe Luraghi è situato in una palazzina di grande pregio architettonico studiata per questa finalità espositiva situata affianco all'ex stabilimento di Arese. Esso si sviluppa su sei livelli con quattro sezioni tematiche che ospitano più di 100 modelli. Una sezione è interamente dedicata alle auto prodotte dal 1910 ad oggi; un'altra agli studi stilistici e alle dream car; una terza al settore aeronautico e infine una quarta ospita modellini ed i trofei conquistati dai piloti in quasi novanta anni di attività.

Il museo (che rimarrà chiuso fino a dicembre 2009 a causa di alcuni lavori) è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 16:30. La visita è gratuita.

Modelli storici

Una Alfa Romeo 6c del 1930

 

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Audi

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Nazione bandiera Germania
Tipologia Società per azioni
Fondazione 16.07.1909
Sede principale Ingolstadt

Persone chiave

Ferdinand Piech

Settore

Automobilistico

Slogan Vorsprung durch Technik (All'avanguardia della tecnica)
Sito web www.audi.it

La Audi è una casa automobilistica tedesca appartenente al gruppo Volkswagen da diversi anni.

Venne fondata da August Horch, già fondatore della "Horch" nel 1899 il quale, estromesso dall'azienda che egli stesso aveva creato, si trovò a dover impiantare una nuova azienda senza poter utilizzare il proprio nome. Premesso che "Horch" in lingua tedesca significa "ascolta", il nipote seminarista risolse la questione consigliando allo zio August di utilizzare per il nuovo marchio il medesimo significato in lingua latina: Audi. Nacque così, nel 1909, la "Audi-Werke" a Zwickau in Sassonia.

Il susseguirsi delle crisi economiche nella seconda metà degli anni '20, aveva messo in grave difficoltà le case automobilistiche tedesche. Nel 1928 la Audi venne assorbita dalla DKW e, quattro anni dopo, anche la Wanderer e la Horch decisero di unirsi al sodalizio di forze e tecnologie fondando, nel 1932, la "Auto Union AG" e contrassegnandola con lo stilema dei quattro cerchi interconnessi.

La Auto Union venne acquistata dalla Daimler-Benz nel 1958 e, infine, ceduta nel 1964 al gruppo Volkswagen che mantenne la denominazione, affiancata dallo stilema dei quattro cerchi. Alla produzione dell'Auto Union, però, veniva affiancato il marchio Audi o DKW, quale identificativo della linea di vetture prodotte.

Al salone di Parigi del 1965 viene presentata la "Audi 72", un modello progettato e realizzato in prototipo dalla Daimler-Benz (sigla: F103) tra il 1960 ed il 1963, poi costruito dalla DKW, che lo produsse con propulsore a 2 tempi, tra il 1963 ed il 1965, col nome di "F 102".

La 72 è una berlina tre volumi con schema "tutto avanti", dotata di un motore di 1700 cc della potenza di 72 cv, in grado di spingere la vettura alla velocità di 148 km/h.

L' Audi 80 è un modello di fascia medio-alta , per la prima volta dotabile di abs, pretensionatore delle cinture di sicurezza, inedito motore a iniezione diretta da 112cv, dotabile anche di trazione integrale permanente, che garantisce alla vettura di toccare i 200km/h grazie alla buona profilatura aerodinamica e al cambio dalla spaziatura azzeccata.

All'Audi 80 seguiranno i modelli 90, 60, 75, 50 e 100 con una buona affermazione di mercato, specie per i modelli 100, i top di gamma.

L'inizio è buono, ma la vera fortuna dell'Audi è stata creata da Ferdinand Piëch, nipote di Ferdinand Porsche e geniale interprete dell'auto moderna che assunse la guida della Auto Union nel 1980. Sua l'intuizione delle quattro ruote motrici che portano le "Audi quattro" alla vittoria nei più importanti rallyes degli anni ottanta, guadagnando una fama di sportività e robustezza, come sua è la decisione di eliminare, nel 1985, la primigenia denominazione Auto Union per adottare semplicemente il marchio Audi, affiancato dai 4 cerchi interconnessi.

Piëch investe molte risorse anche nella perfezione del montaggio e nella ricerca della forma interna ed esterna. L'ultimo "colpo" lo mette a segno pochi giorni prima di ritirarsi: portare il designer Walter De Silva nel gruppo Volkswagen. Merito suo l'entrata in produzione della ormai leggendaria Audi TT Mark 1 (1998-2006) che segnò definitivamente l'ingresso dell'AUDI tra le case automobilistiche di maggior rilievo e prestigio.

 

Oggi

I modelli attualmente più rappresentativi sono l'ingresso gamma Audi A3, che ha avuto un buon successo, A4, A6, A8, TT e il SUV Q7 con le loro varie versioni. Tra i modelli presentati più recentemente vi è l'Audi R8, una vettura sportiva costruita per far concorrenza alla Porsche Carrera. Nel marzo 2007 è stato anche presentato un modello assente da 13 anni dalla gamma Audi, cioè la coupé media A5 insieme con la sua versione sportiva S5, che secondo Walter De Silva è la macchina più bella che abbia mai disegnato [1].

Vetture per tipo dall'entrata nel gruppo Volkswagen

Utilitarie

Anni Modello Descrizione Immagine
1974–1978
Audi 50
Typ 86
Produzione sotto il marchio Audi di quella che diventerà l'anno successivo la prima serie della Volkswagen Polo.
1999–2005
Audi A2
8Z
L'Audi A2, di cui verranno prodotti più di 175.000 esemplari, è la prima auto Audi con carrozzeria portante in alluminio.

Berline compatte

Anni Modello Descrizione Immagine
1996–2003 Audi A3
8L
Prima Audi in questa classe, derivata dalla meccanica della Volkswagen Golf, restyling nel 2000.
Dal 2003 Audi A3
8P/AU350
Nuova versione, al debutto il nuovo pianale comune alla futura nuova VW Golf V.
Dal 2004 A3 Sportback
8PA/AU353
Versione station wagon a 5 porte e restyling con introduzione del nuovo frontale "Single Frame"

Berline medie

Anni Modello Descrizione Immagine
1965–1972 Audi Serie F103 Primo modello prodotto con marchio Audi dopo la seconda guerra mondiale derivava dalla DKW F102 e i vari modelli erano Audi 60, Audi 72, Audi 75, Audi 80 e Audi Super 90.
1972–1978 Audi 80
B1/Typ80
L'Audi 80 fu il prodotto della nuova strategia del gruppo Volkswagen di utilizzare meccaniche in comune per varie auto, infatti ha molto in comune con la Volkswagen Passat.
1978–1986 Audi 80 B2
B2/Typ81/85
Nuova versione della serie 80 il cui design si deve a Giorgetto Giugiaro e la sua Italdesign. Una ristilizzazione del modello avvenne nel 1984.
1984–1986 Audi 90
B2/Typ81/85
Versione basata sulla 80 ma dotata di motori a 5 cilindri e di alcune modifiche all'estetica e agli interni.
1986–1991 Audi 80 B3
B3/8A/Typ89
Terza versione della serie con estetica molto cambiata e linee molto più arrotondate rispetto alle serie precedenti.
1986–1991 Audi 90
B3/8A/Typ89
Come per la serie precedente, versione di classe superiore dellla 80, con propulsori di cilindrata maggiore a 5 cilindri.
1991–1994 Audi 80 B4
B4/8C
Quarta serie della 80 che per la prima volta presentava in listino anche la versione station wagon, chiamata come d'abitudine della casa, Avant.
1994–2000 Audi A4
B5/8D
Erede dalla 80 con il nuovo tipo di denominazione dei modelli decisa dalla casa di Ingolstadt e con le parti meccaniche sempre in comune con la Volkswagen Passat.
2000–2004 Audi A4
B6/8E
Nuova versione della serie, con modifiche sia estetiche che meccaniche e con la presentazione, per la prima volta della versione sportiva S4.
2004-2008 Audi A4
B7/8E
Adeguamento della A4 allo stile comune della casa con il frontale single frame e presentazione della versione cabriolet. Nel 2008 ,al salone di Francoforte, sarà presentato il nuovo modello.
Dal 2008 Audi A4
B8/8E
Modello corrente, completamente rinnovato nella meccanica, utilizza il nuovo telaio MLB come altri nuovi modelli della casa (ad esempio l'Audi A5).

Berline grandi

Anni Modello Descrizione Immagine
1968–1976
ca. 800.000 Stück
Audi 100 C1
C1/F104
Prima versione di berlina di classe superiore del dopoguerra, venduta in circa 800.000 pezzi.
1976–1982
ca. 950.000 Stück
Audi 100 C2
C2/Typ43
Seconda versione della 100 equipaggiata anche con il primo motore cinque cilindri di produzione di serie.
1979–1982 Audi 200
C2/Typ43
Come per la 90 rispetto alla 80, la 200 era una versione maggiormente rifinita della 100.
1982–1990 Audi 100 C3
C3/Typ44
Nuova versione della 100 con aerodinamica molto curata e cx di soli 0,30.
1983–1990 Audi 200
C3/Typ44
Nuova versione anche della 200 che, nella versione top, è la berlina più veloce al mondo con 230 km/h.
1990–1994 Audi 100 C4
C4/4A
Nuovo restyling del modello con, tra le motorizzazioni previste, anche un nuovo sei cilindri.
1994–1997 Audi A6 prima serie
C4
Più che altro la 100 C4 ultima versione, ridenominata per seguire il nuovo tipo di classificazione delle Audi.
1997–2004 Audi A6 seconda serie
C5/4B
Nuova versione dell'A6 che condivide la piattaforma con la sorella A4 e con la Volkswagen Passat. Restyling estetico nel 2001.
1999–2006 Audi allroad quattro
C5/4B
Versione derivata direttamente dalla A6 ma con un'impostazione più fuoristradistica.
Dal 2004 Avant (Kombi) Dal 2005 Audi A6 terza serie
C6/4F
Rivisitazione totale del modello dopo l'arrivo del designer Walter de Silva, con aumento delle dimensioni esterne e presentazione del modello super sportivo S6 con motore V10 di derivazione Lamborghini. Prevista una versione RS6, con lo stesso motore V10, ma dotato di 2 turbo che eroga 580 CV.
Dal 2006 Audi A6 allroad quattro
C6/4F
Versione aggiornata della precedente allroad, seguendo le modifiche della A6.

Ammiraglie

Anni Modello Descrizione Immagine
1988–1994 Audi V8
D11
Derivata dalla Audi 200 presentava un motore V8 e la trazione integrale.
1994–2002 Audi A8
D2/4D
Prima grande ammiraglia Audi con la caratteristica di avere la carrozzeria interamente in alluminio.
Dal 2002 Audi A8
D3/4E
Adeguamenti estetici della serie precedente al nuovo corso Audi. Meccanica in comune con la Volkswagen Phaeton.

Cabriolet

Anni Modello Descrizione Immagine
1991–2000 Audi 80 Cabriolet
89/8G
Prima cabriolet presentata da Audi, basata sulla Audi 80.
2002– Audi A4 Cabriolet
B6/8H
Seconda cabriolet della casa di Ingolstadt, basata stavolta sulla Audi A4.
2008– Audi A3 Cabriolet
Terza cabriolet della casa di Ingolstadt, basata sulla Audi A3.

Coupé

Anni Modello Descrizione Immagine
1969–1976 Audi 100 Coupé S
C1/F104
Sportcoupé sulla base dell'Audi 100 C1.
1980–1991 Audi quattro
B2/Typ85Q
Sportcoupé sulla base Audi 80 Typ81/85, chiamata anche "Urquattro". Prima auto di grande serie dotata di trazione integrale.
1981–1988 Audi Coupé
B2/Typ81C/85C
Sportcoupé, versione della Audi quattro di derivazione anch'essa Audi 80 Typ 81/85
1988–1996 Audi Coupé
B3/8B/Typ89C
Sportcoupé sulla base dell' Audi 80/90 Typ 89 con motorizzazioni da 4 a 6 cilindri.
1998–2006 Audi TT Mark 1
8N
Basata sulla stessa meccanica della VW Golf IV era disponibile anche in versione Roadster.
Dal 2006 Audi TT Mark 2
8J
Nuova versione del modello, con il frontale adeguato ai nuovi stilemi della casa. Disponibile anche in versione roadster.
dal 2007 Audi A5
B8
Presentata nel marzo 2007, l'ultima coupé Audi, disponibile in versione sportiva S5 e 3.0 TDI ad iniettori piezoelettrici, il primo al mondo a rispettare le norme antinquinamento EURO 5 in vigore dal 01/01/2009.

Modelli sportivi

Anni Modello Descrizione Immagine
Dal 2006 Audi R8
Typ42
Creata utilizzando la base della Lamborghini Gallardo ed equipaggiata di un motore V8.

SUV

Anni Modello Descrizione Immagine
Dal 2006 Audi Q7
4L
Il primo SUV dell'Audi che divide impostazione meccanica con Volkswagen Touareg e Porsche Cayenne e viene costruita a Bratislava (Slovacchia). Dal 2007 il SUV tedesco è equipaggiato con un 4.2 V8 TDI, il motore turbodiesel per sport utility più potente al mondo.

Nel 2008 previsto un rafforzamento di tale primato con un 6.0 W12 TDI da oltre 500 CV e 1000nm di coppia.

Dal 2008 Audi Q5 SUV

Da competizione

Anni Modello Descrizione Immagine
1984 Audi Sport quattro
Typ85Q
Preparata sulla base dell'Audi quattro e omologata per competere nei rally in Gruppo B.
1999 Audi R8 Sport
Sport-prototipo da competizione, plurivittoriosa alla 24 Ore di Le Mans è spinta da un motore V8 turbo.
2006 Audi R10
Sport-prototipo da competizione, plurivittoriosa alla 24 Ore di Le Mans è spinta da un motore V12 turbodiesel.
2009 Audi R15
Sport-prototipo da competizione per gare endurance, è spinta da un motore V10 turbodiesel.